Olimpiadi 2024: i radicali vogliono il referendum consultivo

Giovedì 28 gennaio 2016

Giovedì 28 gennaio 2016.

Riccardo Magi, segretario nazionale, lancia l’idea di una consultazione tra i cittadini romani per discutere sull’opportunità di ospitare i Giochi.

“Roma vi aspetta”, ha scritto pochi giorni fa sul libro d’oro del Comitato Olimpico Internazionale il presidente del Consiglio Matteo Renzi. È il momento giusto per far sbarcare le Olimpiadi 2024 nella Capitale e la rinuncia di Mario Monti sembra lontana. Eppure in una città infiltrata dalle mafie e devastata dalla corruzione rimangono dell’incertezze sull’opportunità di ospitare i Giochi Olimpici, tanto che i Radicali Italiani propongono un referendum consultivo attraverso cui i cittadini possano esprimersi sulla candidatura. “È necessario aprire un dibattito pubblico su costi e benefici, permettendo ai romani di decidere su un’impresa rischiosa che ricadrebbe sulle loro tasche”, chiarisce il segretario nazionale Riccardo Magi.
Un rischio ad alta probabilità a leggere il dossier pubblicato per la campagna. “Gli economisti Bent Flvyberg ed Allison Steward della Oxford University hanno messo a confronto i budget dei Giochi Olimpici degli ultimi 50 anni con le spese effettivamente sostenute dalle città che li hanno ospitati: in tutti i casi s’è vista un’esplosione dei costi rispetto a quanto preventivato, fino anche all’800 per cento. E per ripianare la situazione è seguito un aumento della pressione fiscale”. Eppure in base a un’anticipazione della ricerca dell’ateneo romano di Tor Vergata, le Olimpiadi e i lavori infrastrutturali determinerebbero circa 180 mila posti di lavoro e maggiori entrate fiscali per lo Stato per oltre un miliardo di euro.
“Intanto per ora il Comitato promotore non ha presentato alcuna documentazione ai cittadini”, nota Magi, “inoltre i posti di lavoro sono stati una bolla, lavori provvisori che a conclusione delle Olimpiadi spariscono. Quanto all’aumento del Pil è evidente, perché si costruiscono strutture, ma sarebbe opportuno sapere dove e cosa si costruisce e quale sia il beneficio per la città. Andrebbe tenuto in considerazione il recente passato e le speculazioni fatte utilizzando finanziamenti pubblici. Roma ne è uscita sempre peggio”.
Roma è la città dove giace ancora incompiuta la Città dello sport progettata dall’architetto Santiago Calatrava. Era destinata ad ospitare i Campionati mondiali di nuoto del 2009 e invece i nuotatori sono stati costretti a gareggiare nelle strutture del Foro Italico, realizzate all’inizio degli anni ‘30. Dopo essere costata agli italiani oltre 210 milioni, ne mancano all’appello ancora 426, pari al 24 per cento delle risorse necessarie a concludere 683 opere pubbliche incompiute censite dal ministero delle Infrastrutture.
“Proprio lì a Tor Vergata, in quella stessa area, vorrebbero costruire i nuovi impianti e proprio lì, in base a una concessione, può costruire solo il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone. Non ci potrà essere alcuna procedura ad evidenza pubblica. Dovremmo riflettere sul fatto che i protagonisti di oggi siano gli stessi dei più grossi fallimenti infrastrutturali a Roma: Giovanni Malagò ha organizzato i mondiali di Nuoto, Luca Cordero di Montezemolo era il direttore del Comitato di Italia ’90. E i mutui di Italia ’90 sono pesati sulle casse dei cittadini fino a dicembre scorso, pagati da tutti noi anche per opere incompiute o distrutte come lo stadio delle Alpi, costato 226 miliardi di lire e demolito nel 2009”. Seguendo l’esempio di altre città, come Amburgo, Monaco, Oslo, Davos, i Radicali Italiani ritengono sia necessario aprire un dibattito e avere trasparenza su quali opere possano essere realizzate e quali siano i benefici duraturi per la città.
“Per ora sembra tutto procedere al contrario. Si è stabilito, con decisione insindacabile, quali saranno le aree dove realizzare gli impianti e lì ci saranno anche le opere di viabilità. Senza invece prendere in considerazione le necessità dei romani. Il referendum è uno strumento di democrazia, serve per dare informazioni e invece sembra che il Comitato promotore ne abbia paura. La paura dovrebbe essere solo che questo progetto non si riveli l’ennesimo sacco della città”.

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